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L’Universale numero 7 – L’Antipolitica?

Posted on 10 maggio 2012 by admin
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L’Universale numero 6 – La Spartizione

Posted on 23 aprile 2012 by admin
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Posted in L'Universale - on line, L'Universale in Numeri | Tagged Alfano, Berlusconi, Bersani, casini, Monti | 1 Reply

“L’ira di Napolitano”. Sapesse quanto siamo incazzati noi, caro Presidente (di Massimo Pittarello)

Posted on 15 aprile 2012 by admin
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Caro Presidente,

ma dove sta la dignità di essere italiano? Inveisca pure contro gli evasori “speculatori accecati dal calcolo individuale”. Sappia solo che è troppo tardi. Può provare a riportare un codice etico nei comportamenti degli italiani, se lo ritiene opportuno, ma sappia che è troppo tardi. Può anche narrare di “cittadini in preda a comportamenti particolarmente asociali di aperto disprezzo verso l’interesse generale”, sappia solo che è troppo tardi. Piuttosto, lo Stato italiano, che lei guida e rappresenta, cosa fa?

Caro Presidente, le sue esternazioni sono arrivate durante gli stati generali della Protezione Civile: quella che faceva affari con la “cricca” di Diego Anemone, che sperperava e intascava miliardi e che la notte del terremoto de L’Aquila se la rideva di gioia. La stessa che a breve potrebbe costare 5 centesimi di euro a litro di benzina. A noi, caro Presidente, la benzina serve per andare a lavorare, tutti i giorni. E proprio da quel palco viene a farci la lezione su “imprenditori che speculano, calpestando l’ambiente e la tutela del territorio”. Lo Stato che lei guida e rappresenta, invece, cosa fa?

Caro Presidente, guardi bene in faccia alla realtà. Qui, se si dovesse pagare tutto quanto lo Stato chiede, si farebbe prima a suicidarsi. E in molti lo stanno già facendo. Altro che vergognarsi di essere italiani perché non si pagano le tasse. Sono altri i motivi per cui vergognarsi di essere italiani.

Caro Presidente, lei è stato un grande politico, e probabilmente anche uno dei migliori inquilini del Quirinale. Ora però, che sta per scadere il suo mandato, ora che sono aumentate le tasse e l’economia è in recessione, basta coi facili moralismi e i richiami all’etica e alla moralità pubblica dei cittadini. Quale moralità c’è nel pagare tasse che strozzano consumi, speranze e felicità e che vanno a finanziare questa classe dirigente,negligente, corrotta e incapace?

Caro Presidente, Lei ha coraggio. Dica le cose come stanno. Prima di andare via. Prima di lasciare. Dopo aver inveito contro chi non paga le tasse, per favore, inveisca contro chi coi soldi della tasse fa la bella vita, conquista e conserva potere, compra lauree che altrimenti non potrebbe ottenere, vive in appartamenti a sua insaputa, acquista ville sfarzose coi rimborsi elettorali, prende vitalizi e pensioni dopo aver lavorato solo qualche anno. Perché se la sua ira si scaglia in generale verso “tutti” gli evasori, alla fine gli italiani potrebbero anche scagliare la loro ira verso “tutti” i politici.

Cordialmente,

Massimo Pittarello

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Posted in Di Massimo Pittarello anche | Tagged Berlusconi, fornero., Monti, Napolitano | 8 Replies

La Casta (di Stefano Poma)

Posted on 31 marzo 2012 by admin
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“Dobbiamo tutti essere grati al Machiavelli e agli scrittori come lui, che ci hanno detto senza peli sulla lingua quello che gli uomini politici fanno e non quello che dovrebbero fare”, scriveva Francesco Bacone tra cinquecento e seicento. Nel 1513 il fiorentino indicava come il più grande freno alla crescita italiana la disunità dei suoi piccoli Stati; che, anziché coalizzarsi per un fine comune, si facevano guerra, chiedendo l’aiuto ora spagnolo ora francese . Oggi, la frammentazione statale, si è trasformata in frammentazione partitica. E, in soccorso ai governanti e ai politici italiani, non viene uno Stato straniero in armi, ma il contributo del ministero economico coi “rimborsi” elettorali. Dopo millecinquecento anni di fratture, di attriti, di contese, il politico italiano è mutato. Innamorato di Spartaco in giovane età, e di cui sogna ripercuoterne le gesta, al primo stipendio statale ripiega sul suo nuovo eroe Gambadilegno; e da funzionario di partito rinnega gli ideali con cui ha preso i voti. Oppure passa da un partito all’altro, da una parte all’altra, come la pallina sul tavolo da ping pong. E, non avendo più elettori, ne cerca di nuovi con annunci pubblicitari in tv e sui giornali, come maghi, cartomanti e ciarlatani cercano l’ebete. Non s’ingegna; allo studio della materia in questione preferisce la banalità, quella del tifoso al bar sport che “per perdere uno a zero è meglio pareggiare zero a zero”. Quest’ultimo è anche il risultato finale degli scontri tra politici nei vari talk, dove alla trasparenza sull’operato partitico si preferisce la venerazione del sistema. Ed è per questo che si oppongono alla privatizzazione Rai. Dapprincipio l’azienda è servizio pubblico, ma in realtà è una s.p.a. di proprietà del ministero dell’Economia; il quale si autotutela, con Vespa e Ferrara. I giornalisti che “ci hanno detto senza peli sulla lingua quello che gli uomini politici fanno” possono essere assunti e licenziati dai politici stessi, sistema che favorisce la crescita spontanea dei peli in molte lingue; e che permette a questa classe dirigente di non rinnovarsi, mostrandosi indispensabile, come per il tossico la droga. Il valore del giornalista in Italia ha perso il peso che non ha mai avuto; quello della Casta ne ha guadagnato. In tv, anziché alla gogna mediatica, il politico viene accompagnato ai fornelli a preparare risotti. Si dice del politico quello che dovrebbe fare, non quello che fa; col sorriso. E, mentre gli stessi che hanno causato la crisi si riuniscono al vertice notturno di Palazzo Chigi per progettare il contenuto dell’agenda post-crisi, l’italiano, strozzato dai debiti, muore. Il suicidio per debiti non crea più scalpore, ma solo curiosità nel fenomeno. Sono altre le cose che commuovono l’italiano, come l’addio alla Juve di Del Piero. Chi non ha competenze economiche ragiona con la pancia; non pienamente cosciente dell’entità della crisi da cui l’Italia sta uscendo grazie ai suoi sacrifici, spera che Berlusconi ritolga l’Ici. È frivolo questo tipo d’italiano; con la puntata di Report del 25 marzo dal titolo “Previdenza asociale” Milena Gabanelli ha compilato il vademecum del futuro pensionistico italiano: ha avuto uno share del 14,21%, battuto dal 17,96% del Grande Fratello. Ha fatto quello che ci si attende da un giornalista: ha chiesto pubblicamente al ministro Fornero di rinunciare a quelli che lei chiama privilegi, ma di cui beneficia, come il sistema pensionistico retributivo. Solo con giornalisti che fanno il loro lavoro e con italiani che se ne interessano la Casta potrà perdere quei privilegi che s’è accaparrata muovendosi nell’ombra, dietro le quinte. Anche perché se mai ci sarà una privatizzazione Rai, i rischi saranno quelli di vedere intrattenimento ad ogni ora. Le aziende private devono guadagnare, e guadagnano grazie alle pubblicità, che vanno dove ci sono spettatori. La programmazione, dunque, è in mano ai pubblicitari; e bisognerà stare attenti alla qualità dei programmi. Gli addetti ai lavori sanno che gl’italiani alle ultime elezioni hanno votato Berlusconi.

Stefano Poma

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Posted in Di Stefano Poma anche... | Tagged bacone, casta., ferrara, fornero., gabanelli, ici., imu, machiavelli, Monti, politici italiani, privatizzazione, rai, report, vespa | Leave a reply

Sul lavoro, il governo ha sbagliato traccia (di Gianluca Di Agresti)

Posted on 30 marzo 2012 by admin
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Con il disegno di legge sul mercato del lavoro il governo Monti ha tolto in maniera definitiva la sua maschera tecnica per mostrare il suo volto politico. La premiata ditta Fornero-Monti, dopo aver azzerato le pensioni, adesso ci prova, smantellando i diritti e le tutele dei lavoratori. C’è il chiaro obiettivo di demolire per decreto le conquiste del movimento operaio, grande protagonista del Novecento. Da chi viene legittimato il governo più liberista dell’Italia repubblicana? Senza puntare il dito contro nessuno in particolare, si può affermare che il primo ad accettare lo stato di cose presenti è il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale garantisce che non ci saranno valanghe di licenziamenti. Dichiarazioni pericolose e pronte subito ad essere smentite perché le imprese non aspettano altro che la cancellazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Da Confindustria, fresca di elezioni per il dopo Marcegaglia, già stappano lo champagne, aspettando che il Parlamento ratifichi il tutto. Chi veramente guarda soddisfatto l’andamento delle politiche industriali in Italia, però, è sicuramente l’ a.d. Fiat Sergio Marchionne, il quale in barba alle leggi, impone un regime di fabbrica molto rigido dove sei costretto o a subire le leggi aziendali o se provi ad opporti vieni cacciato dal posto di lavoro, come è successo a Melfi dove i 3 iscritti alla Fiom, nonostante abbiano vinto la causa contro il Lingotto, grazie all’articolo 18 e per amor di cronaca va detto, sono stati invitati dall’azienda caldamente a restarsene a casa. A Marchionne si sa piace Monti e il suo stile di governo ed il premier ricambia dicendogli: “Fai bene ad investire dove ritieni più opportuno”. Assistiamo ad un rovesciamento materiale dei principi costituzionali dove lavoro, diritti e solidarietà rappresentano basi solide, ora in declino, sulle quali si è fondata la nostra democrazia. Dov’è finito il diritto al lavoro? E dov’è finita la dignità della persona? Questa volta, però a bacchettare il governo non è solo la Fiom e la sinistra fuori dal Parlamento. Infatti, Monti seppur godendo di ottima stima nel Paese, è riuscito ad entrare nell’occhio del ciclone delle gerarchie ecclesiastiche. Tanto è vero che secondo la Cei: “il lavoro non è una merce”. Roba da festa dell’Unità. E non stiamo parlando nemmeno della riedizione della manifestazione del Circo Massimo, dove 10 anni fa, milioni di lavoratori invasero la capitale per bloccare con la lotta le cattive intenzioni del governo Berlusconi. La ricetta che propone il ministro Fornero è tale e quale a quella del centro-destra. Ma questa volta è diverso. C’è un Pd che appoggia il governo ed è proprio per questo che Monti compie cose di destra senza dirlo, perché ha un grande consenso in Parlamento, dove solo l’Idv continua a fare opposizione. E ci sarebbe la Lega anche, ma quest’ultima per cultura politica non è legittimata a farla. Non si può ritornare ad abbaiare come can rognosi dopo molti anni passati a belar come pecore. Maroni, nel II governo Berlusconi si occupava di temi importanti come il lavoro, quindi potrebbe essere sicuramente più esauriente, così dall’essere una volta e per tutte onesto con la base leghista che da anni viene presa in giro con ritornelli populisti e irti di demagogia, buoni solo ad infiammare per pochi attimi una piazza, poi nulla più. Adesso il governo ha passato la palla che scotta al Parlamento, il quale, nei tempi previsti potrà apportare modifiche e approvare il testo. Si è deciso l’iter più lungo ma Monti mette comunque sotto pressione gli onorevoli: “ Nessuno pensi che il testo sia suscettibile di incursioni”. Così Alfano è diventato primo tifoso del governo, ancora di più di Casini, davvero incredibile. Il segretario del Pdl, infatti incita Monti e Fornero ad andare avanti accusando la Cgil, invece di aver fatto perdere all’Italia 10 anni. Chi ha parecchie grane in casa è il Pd con Bersani che vuole modifiche del testo ma Pietro Ichino, in fin dei conti non sostiene le stesse cose di Fornero e soci? La partita è appena iniziata anche se qualcuno la vuole chiudere in netto anticipo. Rimarrà deluso, però. Quando si gioca sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, c’è bisogno di tutto il tempo disponibile. Qualcuno lo vada a dire dalle parti di Palazzo Chigi, perché qua di creare lavoro pare che non se ne parli, anzi si tratta di come licenziare in maniera più facile in modo da andare ad ingolfare quello che Karl Marx chiamava l’esercito di riserva del proletariato, in riferimento all’opulento numero di disoccupati.

Gianluca Di Agresti

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Posted in Di Gianluca Di Agresti | Tagged Berlusconi, fiom, fornero., Monti, napolitano confindustria | Leave a reply

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